Al momento stai visualizzando Omega-3 e mortalità: perché gli studi non mostrano sempre grandi benefici?
Omega-3 e mortalità: perché gli studi non mostrano sempre grandi benefici?
  • Categoria dell'articolo:Lipidi / Omega-3
  • Tempo di lettura:2 minuti di lettura

I grassi omega-3 della dieta svolgono tantissimi ruoli positivi nel nostro organismo, dalla diminuzione dei trigliceridi del sangue, passando per le loro capacità antinfiammatorie, fino al mantenimento della salute retinica e all’attività nella funzione visiva. Sono associati soprattutto a una diminuzione del rischio cardiovascolare e alla prevenzione di altre malattie.

Una nuova metanalisi ha confermato ancora una volta che coloro che assumono più omega-3 abitualmente hanno meno probabilità di morire per cancro (-6%), patologie cardiovascolari (-8%) e per tutte le cause (-10%) rispetto a chi ne assume meno.

Potrebbero non sembrare percentuali eclatanti, ma, leggendo nello studio quali fossero i consumi di ω-3 nelle popolazioni studiate, si nota che mediamente il gruppo che ne assumeva di più non raggiungeva i 2 g al giorno, che invece sarebbero un traguardo auspicabile. Questo renderebbe i benefici ancora superiori. Inoltre, non sono disponibili informazioni ulteriori sulla tipologia di questi ω-3, cioè non si sa quanti derivassero da fonti animali (DHA e EPA) e quanti di origine vegetale (acido α-linolenico), entrambi fondamentali, ma nelle quantità corrette.

Oltre a questo, nella metanalisi non viene considerata l’introduzione dei grassi omega-3 in proporzione agli omega-6, il vero ago della bilancia per il massimo effetto preventivo e terapeutico nei confronti delle malattie a base infiammatoria, come ho avuto modo di mostrarvi spesso nei precedenti post. Sfortunatamente, ci sono ancora pochi studi che si focalizzano su questo punto chiave, ma quei pochi sono pressoché unanimi, pur variando il consenso sul valore esatto del rapporto ottimale.

Nonostante questi difetti difficilmente evitabili data la natura dello studio, gli omega-3 non deludono mai e sono gli attori più decisivi nella loro categoria a modificare lo stato di salute, molto più dei loro cugini grassi saturi. Forse solo al pari dei grassi trans, ma in questo caso all’estremo opposto.

[Fonte: https://doi.org/10.1136/bmj.n2213]

Lascia un commento